Disciplina, materia, luce
Il mio lavoro nasce dal tentativo di rendere visibile ciò che sento e che non è misurabile.
Utilizzo le tecniche pittoriche del Seicento perché il metodo è antico, lento, fatto di velature una sopra l’altra, di attesa, e ciò mi permette non solo di esprimermi, ma di comprendere ogni sfumatura, ogni imprecisione, ogni aspetto della forma del soggetto che la luce mi indica, illuminando la pelle, gli occhi, le nervature… La luce per me non schiarisce le ombre, ma le genera. Non esiste il buio, ma solo una diversa intensità di luce.
Disciplina, materia, luce: su queste basi costruisco immagini che diventano strumenti di esplorazione dell’inconscio e delle sue dinamiche profonde.
Ho scelto questo linguaggio antico per parlare di ciò che non ha tempo e che ti obbliga a fermarti, a osservare.
Attraverso i miei autoritratti grido il mio bisogno di mostrare la mia personalità, la mia spiritualità, il mio essere individuo unico e irripetibile, come lo siamo tutti, se solo lasciassimo uscire la luce che abbiamo dentro di noi.